Il Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento
è intervenuto sull’Avvenire di venerdì 21 agosto 2026
per sostenere la proposta di assegnare ai bambini di Gaza il Nobel per la pace.
L’articolo è uscito anche sulla rassegna dei Lincei.
«Il mondo si sta rovesciando, non si può restare in silenzio»
MICHELE CILIBERTO
È difficile trovare parole per commentare le ultime affermazioni del ministro della sicurezza nazionale del governo israeliano presieduto da Netanyahu, Ben Gvir: «dovremmo uccidere 30, 40 palestinesi ogni notte… non sono nemmeno persone». È difficile, ma non si può nemmeno tacere, abituarsi a vivere non dico fuori delle regole del diritto, ma dei confini propri della comune umanità, costruiti in secoli di storia, attraverso dure battaglie, costate molte volte anche il sacrificio della vita.
Come diceva Benedetto Croce la cultura è il fiore sulla roccia, che un colpo di vento può travolgere e cancellare. Si può anzi dire che la storia dell’umanità è la continua lotta fra barbarie e cultura, senza che però sia acquisito una volta per tutte chi delle due riesca a prevalere. È proprio in questa dialettica sempre aperta che può giocare un ruolo decisivo la libertà dell’uomo, attraverso un impegno costante contro il rischio della decadenza della civiltà, cioè dell’imporsi della barbarie.
In questa battaglia ha avuto un ruolo centrale il cristianesimo, e giustamente a suo tempo è stato sottolineato che per noi «non è possibile non dirsi cristiani». Ma oggi il mondo si sta rovesciando, i valori culturali e civili che sembravano acquisiti sono stato messi profondamente in discussione. E quando dico questo, non mi riferisco solo alla crisi del diritto internazionale, ma ai princìpi della nostra comune umanità. Viviamo per certi aspetti in un tempo apocalittico: ripigliando l’espressione di un grande filosofo, si potrebbe dire che oggi alle nostre porte non bussa lo Spirito del mondo, ma l’Anticristo. Per chiarire tutto questo si potrebbero fare vari riferimenti, ma certamente nella crisi radicale dei valori della cultura e della civiltà ha un ruolo decisivo ciò che sta accadendo a Gaza. Dicendo questo non voglio sollevare dalle loro responsabilità i dirigenti di Hamas. Ci sono e sono notevoli, ma esse non possono però giustificare in alcun modo quello che sta avvenendo a Gaza. Credo che ci sia una riflessione più profonda e più ampia da fare, che riguarda i rapporti fra la religione e la politica: quando la prima prende il sopravvento sulla seconda e la vita civile e culturale è subordinata a princìpi di carattere religioso, allora si aprono periodi bui per l’umanità. La grandezza del cristianesimo è stata nella capacità di distinguere fra religione e politica, fra Stato e Chiesa, nell’aver affermato che bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Quando questo principio viene meno, e si affermano in modo totalitario le religioni, allora si entra in una fase di imbarbarimento della civiltà. Lo stiamo sperimentando in Iran, in Israele, con Hamas, che si batte per la distruzione dello Stato israeliano.
Di fronte a tutto quello che sta accada dendo, però non si può rimanere in silenzio, bisogna alzarsi in piedi, dire no. Soprattutto non bisogna rassegnarsi e non bisogna abituarsi, perché la cosa più terribile è l’abitudine: ci si abitua a tutto, anche all’uccisione quotidiana di bambini palestinesi.
Anche da questo punto di vista, la proposta di dare ai bambini di Gaza il Nobel la Pace è molto importante, condividere, da sostenere. Non possiamo accettare come un fatto ordinario la programmazione della distruzione di un intero popolo, non bisogna accettare come un fatto ordinario quello che stanno facendo i coloni. Politiche di questo tipo lasciano strascichi profondi e non possono garantire in alcun modo la stessa sicurezza a cui legittimamente ambisce Israele. Colpisce in tutto questo il sostanziale silenzio dell’Europa e che essa non si costituisca come un punto di riferimento essenziale della politica nel Medioriente, quale dovrebbe essere e qual è stata a lungo nella storia della nostra Repubblica, quando ministri degli esteri erano personalità come Moro, Fanfani e Andreotti.
Sostenere il Nobel per i bambini di Gaza può essere un modo per combattere la barbarie che rischia di travolgerci.
Michele Ciliberto, Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento di Palazzo Strozzi e Accademico dei Lincei
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