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| Recensioni e discussioni



Annarita Angelini, Giordano Bruno, Parole, concetti, immagini: un pensiero di confine, «Giornale critico della filosofia italiana», VII s., a. XCV (XCVII), vol. XII, fasc. II-III, maggio-dicembre 2016, pp. 601-604



Giordano Bruno, Parole, concetti, immagini: un pensiero di confine, scomposto, analizzato, riorganizzato nella prima, organica, ʻenciclopedia brunianaʼ (tre volumi per complessive 2400 pagine) uscita, sotto la direzione di Michele Ciliberto, per le Edizioni della Normale, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento.
Si tratta di uno strumento fondamentale per gli studi sul pensiero e sulla figura del filosofo di Nola, il cui valore scientifico è assicurato dall’équipe di studiosi che ha composto i due volumi del dizionario e il terzo, dedicato agli apparati, e garantito dalla scelta filologica che ne sostiene l’impianto complessivo. Ma anche un lavoro di sintesi, che raccoglie, entro uno spazio relativamente contratto (2327 pagine), gli esiti più alti e aggiornati della storiografia su Bruno e apre al lettore – allo specialista come al ʻcuriosoʼ – una molteplicità di rotte seguendo le quali attraversare, o naufragare, nell’oceano dell’opera, della vita, delle influenze e delle interpretazioni bruniane. I rinvii, in chiusura di ogni lemma, offrono coordinate utili ma non essenziali per circumnavigare un pensiero che rifugge la sistematicità e che l’ordine alfabetico del dizionario concorre a frammentare ulteriormente aprendolo ad altre, possibili, piste di lettura.
Il criterio alfabetico dell’opera comporta sicuramente anche un rischio, quello di risolvere in un lemmario il pensiero di un filosofo che al complesso rapporto tra linguaggio e filosofia ha legato un aspetto importante della propria istanza riformatrice. Una sfida che Michele Ciliberto e i trentanove collaboratori (coordinati da Elisabetta Scapparone) affrontano con successo, sostenuti – si potrebbe dire – da una preziosa indicazione della Cena delle Ceneri, quella di privilegiare «parole» caratteristiche e dense di significato, da ricercare «forse più là dove meno appare». Chi consulta l’enciclopedia si trova infatti di fronte a una lista composta in gran parte da termini dimessi, all’apparenza scarni e triviali, eppure peculiari del lessico bruniano, veicoli, nella loro nuda semplicità, di «cose di non mediocre importanza». Le voci Asino e Asinità, di Fabrizio Meroi, o il lemma Mano, di Simonetta Bassi, ne sono significativi esempi. Né stupisce se il termine Ombra, rivelatore dell’esperienza filosofica di Bruno, affidato alla ricostruzione di Nicoletta Tirinnanzi, si diffonda per 12 colonne, con un’ampiezza quattro volte maggiore di quella consegnata al lemma Entelechia (Marco Lamanna). Le rare occorrenze del termine e la risoluzione dell’entelechia in puro accidente, giustificano una trattazione assai più rapida anche rispetto a quella dedicata da Ilenia Russo al sostantivo Escremento, più frequente, con la pluralità delle sue accezioni, nel lessico bruniano, e rivelatore, tra il resto, della vicenda universale e del principio della Vita-materia infinita.
Non sono solo parole, ma anche concetti e immagini, quelli raccolti nei tre volumi enciclopedici e completati dai nomi degli autori che più hanno contribuito, nell’arco di cinque secoli, alla fortuna critica e storiografica del Nolano. Concetti, quelli raccolti nei 1216 lemmi, ʻgeneratiʼ alla maniera di Bruno e intesi non solo come punto d’arrivo di una riflessione critica sull’opera bruniana, ma come nuclei di una prassi interpretativa destinata a rinnovarsi e a germinare ulteriormente. E ancora, immagini: non tanto e non solo le illustrazioni raccolte nel terzo volume degli apparati, ma un «nodo teorico centrale» – si legge nel saggio introduttivo di Michele Ciliberto – della Musa nolana, «principio e struttura dell’esperienza umana», la quale, per il mezzo dell’immagine, accede al pensiero «stringendo in un nodo ragione e passione, intelletto e volontà, proiettando, nell’infinito, l’uomo, oltre il limite in cui è ontologicamente collocato» (vol. I, p. 12). L’ecfrasis di figure, simboli, icone, miti, metafore, prodotta da una parte consistente dei lemmi e idealmente raccordata dall’importante voce Imagine di Marco Matteoli e Salvatore Carannante, traduce entro l’enciclopedia, il peso che la funzione mediatrice dell’immagine esercita sul piano ontologico non meno che su quello gnoseologico, forzando al massimo le possibilità conoscitive ed espressive dell’uomo. Momento supremo della filosofia di Bruno, l’immagine è assunta come snodo ineludibile di un’interpretazione che, fin dal saggio introduttivo, assume la filosofia bruniana come «pensiero di confine».
Questa del limen è tra le cifre che meglio identificano tanto la filosofia di Giordano Bruno, quanto le peculiarità dei tre volumi di questo lavoro enciclopedico. Al confine tra le discipline tradizionali, o meglio, tra il modo tradizionale di considerare le discipline – che deve essere ridiscusso, superato, trasceso per interpretare e allocare adeguatamente Bruno nel quadro della storia del pensiero occidentale – e la potenza ʻenergeticaʼ di un’interpretazione ʻorganicaʼ, adatta a restituire un pensiero complesso, articolato in molteplici campi del sapere tra loro correlati e appoggiato all’equilibrio instabile e dinamico del binomio unità-differenza. Ma anche al confine tra due epoche: un ʻmodernoʼ incipiente, che però non è la modernità di una adamantina ragione illuministica, e un’età anteriore, profondamente radicata nell’antico, che tuttavia, nel Cinquecento e nell’opera di Bruno, è ben altro dall’esito di inutili e inconsistenti superstizioni, o di anacronismi teoreticamente nulli, per riprendere il giudizio, paradossalmente concorde, di due interpreti diversissimi della storiografia filosofica novecentesca, quali Etienne Gilson e Alfred Rupert Hall. E ancora, al confine tra due mondi – «il mondo dei maghi e quello dei moderni», scrive Ciliberto nell’introduzione, vale a dire tra il mondo ambiguo e umbratile dell’ermetismo, della magia, delle mnemotecniche, e il mondo solare e meridiano di un razionalismo tetragono e monumentale che a lungo ha preteso di rintracciare in Bruno i propri incunaboli e i propri miti fondativi. Ma si può anche dire al confine tra un mondo chiuso e un universo infinito: un universo infinito che Bruno adombra e difende, non a partire dai paradigmi della scienza misurativa dei moderni, ma battendo le piste impervie dei culti egizi, della geroglifica, del lullismo, della creatività poetica, del principio Vita-materia, della potenza ancipite dell’immaginazione e dell’immagine. Al confine, e più precisamente, in bilico, tra un’irrisolta tensione tra il limite, del quale Bruno coltiva un’irriducibile consapevolezza, e la spinta, altrettanto irriducibile, a forzare quel limite. Un pensiero di confine, il senso dello squilibrio, della tensione, della torsione, la seduzione verso l’anfibologia, l’unione dei contrari, l’ombra, la coscienza della vicissitudine, della pluralità delle fonti, della molteplicità delle tradizioni e delle frontiere, il caleidoscopio di figure in movimento: passa di qui il filo rosso che restituisce all’opera di Bruno, scomposta in più di 1200 voci, la propria organica complessità.
Un ʻlavoro di scuolaʼ, che riunisce almeno tre generazioni di studiosi, alcuni dei quali affermati e affermatissimi, altri giovani e giovanissimi, ma non una ʻscolastica brunianaʼ. Confine, tensione, pluralità, costituiscono anche la cifra di una reinterpretazione della filosofia di Giordano Bruno, quale quella che si è venuta definendo nell’ultimo quarantennio di ricerche bruniane e della quale i tre volumi dell’enciclopedia danno conto. Una reinterpretazione di Bruno che porta con sé una reinterpretazione del Rinascimento, la quale, a propria volta, implica una riconsiderazione profonda del concetto stesso di ʻmodernitàʼ. Qui sta un pregio importante di questa enciclopedia e la sua stessa originalità: nell’offrire un’interpretazione che pur con tutti i debiti, gli omaggi, i riconoscimenti verso i padri fondatori della cultura e della storiografia del Rinascimento, si è lasciata alle spalle non solo le interpretazioni burkardiane o cassireriane, ma anche quelle più vicine, eppure già lontane, della storiografia dal Rinascimento all’Illuminismo di Eugenio Garin. Un mutamento di paradigma, sul quale si diffonde il saggio introduttivo, e che si fa evidente e netto in alcuni lemmi centrali del lessico filosofico bruniano. Le voci Vita (S. Carannante), Vicissitudine (M.E. Severini), Materia (S. Carannante e M. Matteoli), Magia (S. Bassi), Memoria (M. Matteoli), schiudono un universo scientifico che non è quello della Scolastica, ma che ha caratteri del tutto propri e non omologabili a quelli della ʻscienza dei moderniʼ. Analogamente, le inattese sfaccettature del lemma Religione, dovuto a E. Scapparone, e di altre voci dedicate alla riflessione teologica e alla riforma spirituale tratteggiata da Bruno, guidano verso un orizzonte che non si lascia afferrare dalle categorie sei-settecentesche di deismo, panteismo, ateismo, monismo.
Non c’era, prima di questi tre volumi, un lavoro enciclopedico sull’opera di Bruno. Se è possibile rintracciare un progenitore, lo si può cercare nei volumi del Lessico di Giordano Bruno, usciti nel 1979 per le edizioni del Lessico Intellettuale Europeo, anch’essi curati da Ciliberto. C’è ovviamente una continuità con quel lavoro, di trentacinque anni anteriore, ma ci sono anche moltissime differenze non solo d’interpretazione, ma anche di metodo, dalle quali emerge, netto, il profondo mutamento storiografico intervenuto in questo giro d’anni.
Un mutamento che ha a che fare non solo con la rinascita degli studi bruniani nel Novecento – da Warburg a Corsano, da Usener a Yates – ma anche con l’imponente lavoro filologico che è stato condotto tra il 1979 e il 2014. È appena il caso di ricordare che, alle spalle di questo lavoro, stanno le edizioni Adelphi delle opere magiche e delle opere mnemotecniche (che hanno visto all’opera, sotto la direzione di Ciliberto, un primo nucleo di quella che è diventata l’équipe dei collaboratori di questa enciclopedia, Simonetta Bassi, Marco Matteoli, Elisabetta Scapparone, con Rita Sturlese) e del Corpus iconographicum dovuto a Mino Gabriele; e ancora le edizioni digitali e il sito La biblioteca ideale di Giordano Bruno. L’opera e le fonti, un imponente progetto ideato da Michele Ciliberto e Simonetta Bassi e realizzato, nel quadro delle celebrazioni di Giordano Bruno nel quarto centenario della morte, grazie al contributo di studiosi diversi, tra i quali Maurizio Cambi, Francesca Dell’Omodarme, Maria Pia Ellero, Marco Matteoli, Fabrizio Meroi, Elisabetta Scapparone, Maria Elena Severini, Nicoletta Tirinnanzi, al lavoro, dieci anni più tardi, nei tre volumi dell’enciclopedia. «Strumenti critici sofisticati, che spaziano tra passato e futuro», hanno reso possibile un lavoro che chiude una stagione di studi e auspicabilmente ne inaugura una nuova.