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| Recensioni e discussioni



Michele Ciliberto, L'eretico immortale, «L'Unità», 4 agosto 2015



C'è proprio bisogno di un "altro" Giordano Bruno
Dalle Edizioni della Normale e dell'Istituto sul Rinascimento nasce una monumentale enciclopedia per capire il pensiero del Nolano e "aggiornare" le sue interpretazioni
Testo di Michele Ciliberto

Quando gli amici dell’Unità mi hanno proposto di scrivere intorno alla enciclopedia su Giordano Bruno che ho diretto per le Edizioni della Normale e dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento sono rimasto inizialmente un po’ meravigliato. Poi mi sono venute in mente le parole di Goethe che Croce mette in apertura al Contributo alla critica di me stesso: «perché ciò che lo storico ha fatto agli altri, non dovrebbe fare a sé stesso?»
Comincio da una informazione preliminare di carattere materiale: l’opera - il cui titolo è Giordano Bruno. Parole Concetti Immagini - è composta di tre volumi. I primi due raccolgono 1200 voci, costituite da piccoli saggi che offrono in genere contributi originali sulla base delle ricerche dei loro autori, oltre a compendiare lo stato attuale degli studi. Il terzo volume esibisce, come in una radiografia, la struttura dell’opera: è una bibliografia: 1. di tutte le edizioni di Bruno utilizzate nella enciclopedia; 2. delle opere degli autori che si sono interessati di Bruno ai quali è dedicata una specifica voce, dai contemporanei fino ad oggi; 3. della letteratura critica usata nella redazione delle voci.
In questa terza sezione si sono utilizzati in modo particolare testi usciti nell’ultimo mezzo secolo, nel periodo della cosiddetta Bruno-renaissance - dai contributi dei maestri (Aquilecchia, Badaloni, Corsano, Garin, Rossi, Vasoli, Yates...) a quelli degli studiosi più giovani che hanno contribuito in modo decisivo a presentare in modi nuovi la figura e l’opera di Bruno. Questa opera è nata e si è sviluppata tra Firenze e Pisa - cioè con studiosi che lavorano tra Scuola Normale Superiore e Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento -, ma non sarebbe stata possibile senza tener conto del grande lavoro che è stato fatto intorno a Bruno negli ultimi cinquanta anni. Questo non vuol dire che nel farla non si sia avuto un indirizzo preciso che accomuna tutte le voci, e che definisce il carattere dell’opera. Da parte di chi l’ha diretta e l’ha fatta c’è, in questa opera, una precisa assunzione di responsabilità.
Sul piano interpretativo essa nasce dalla consapevole messa in discussione della interpretazione tradizionale del Rinascimento, del rapporto tra Rinascimento e mondo moderno e, in questo ambito, della figura e dell’opera di Giordano Bruno. Sul primo punto: a lungo il Rinascimento è stato interpretato come l’epoca dell’armonia, dell’equilibrio, della serenità - come una
sorta di iperuranio nel quale i conflitti umani si risolvono conciliandosi in una unità superiore. Questa interpretazione è stata progressivamente superata nel Novecento: oggi appare che quella rinascimentale è stata un’epoca drammatica, per certi aspetti tragica.
Questa persuasione - e veniamo al secondo punto - si è intrecciata a una profonda modifica nella visione dei rapporti tra Rinascimento e «mondo moderno»: interpretato a lungo come «genesi del mondo moderno», sul piano della storia degli intellettuali, come un capitolo centrale della «autobiografia» dei «moderni», il Rinascimento oggi va considerato nella propria autonomia e specificità, con tratti profondamente diversi da quelli propri della «modernità». Ciò non significa che non debbano essere sottolineati, quando ci siano, gli elementi di continuità tra Rinascimento e «mondo moderno», nella consapevolezza però che, nel caso di queste due epoche, le differenze prevalgono sulle somiglianze. Un solo esempio, ma decisivo: le ontologie rinascimentali sono in genere imperniate sul principio della vita; quelle moderne sul principio della natura, quale è interpretata, e definita, secondo i paradigmi della «rivoluzione scientifica».
Naturalmente, questo ha inciso anche nelle immagini di Bruno che si sono imposte negli ultimi decenni. Si capisce, peraltro: il Nolano è stato un anello centrale delle filosofie della storia costruite dai «moderni», ed è stato a lungo «tradotto» nelle loro categorie, con una riduzione a inutili superstizioni di aspetti costitutivi del suo pensiero, dalla magia al lullismo, dalla mnemotecnica alla matematica che egli elabora in opere capitali. Alcuni anni fa, un maestro come Paolo Rossi lo ha consegnato al «mondo dei maghi», contrapponendolo ai paradigmi «scientifici» della modernità. E, dal suo punto di vista, aveva ragione.
Ripensare Bruno oggi significa, precisamente, assumere la sua autonomia rispetto a quei paradigmi ai quali è estraneo; inserirlo nel pieno della cultura rinascimentale, da studiare, anch’essa, nella sua specificità; segnalarne le differenze con il «mondo moderno». E coglierne, al tempo stesso,quando siano storicamente verificabili, convergenze e sintonie con esso, come è evidente nel caso di concetti capitali quali quelli di infinito o di lavoro. Quello che occorre attuare è, in altre parole, un vero e proprio rovesciamento del punto di vista elaborato, sul piano storiografico, dai «moderni», risoltosi, nel caso di Bruno, in una enfasi su alcuni aspetti del suo pensiero e nella totale cancellazione di altri - operazione, certo, storiograficamente interessante, ma storicamente inconsistente. In breve: bisogna rovesciare, sul piano teorico, il rapporto tra passato e presente messo alla base delle interpretazioni di Bruno e del Rinascimento scaturite - per citare una «fonte» - dal modello proposto da d’Alembert nel Discorso preliminare alla Enciclopedia. Quando si dice che è un pensatore di confine si vuole sostenere, precisamente, che l’originalità di Bruno non coincide con quella fissata dai «moderni», senza con questo sottrarlo, come pure è stato fatto, ai processi costitutivi del pensiero europeo dell’ultimo mezzo millennio, che non si risolve nella autorappresentazione che i «moderni» hanno dato di se stessi e dell’Europa.
Le 1200 voci che compongono l’opera si ispirano a questi «principi» e, muovendo di qui, hanno l’ambizione di presentare un «altro Bruno», differente dalle «tradizioni» arrivate fino al Novecento.


Una grande opera per un grande uomo
Da Anima a Joyce, e tutto il mondo che gli gira intorno
Testo di Leonardo Bruno

Un’opera enciclopedica, coordinata da Michele Ciliberto, che raccoglie gli scritti e i contributi critici su Giordano Bruno; un indispensabile strumento per accedere alla costellazione filosofica, teologica e letteraria del frate domenicano condannato per eresia e mandato al rogo dalla chiesa. Parliamo di Giordano Bruno. Parole, Concetti, Immagini e cominciamo dai numeri: tre volumi, 2400 pagine, 1200 lemmi, 40 collaboratori, 180 euro il prezzo. L’opera si può considerare lo strumento più aggiornato per studiare la filosofia del pensatore di Nola. L’opera si articola in tre volumi: i primi due sono dedicati al lemmario (A-H; I-Z), il terzo agli apparati (Bibliografia delle opere, Bibliografia critica e Indici) e presenta voci di una certa lunghezza, ad esempio «Anima», «Aristotele» o «Materia»; medie come «Asino» o «Papa Clemente VIII». Il cuore dell’Enciclopedia si occupa della fortuna del pensiero del Nolano e, soprattutto, delle infinite interpretazioni che i filosofi e gli storici hanno dato di Giordano Bruno. Insieme agli specialisti l’enciclopedia propone anche lo sguardo sul pensiero del Nolano di scrittori e intellettuali, come «Brecht», «Calvino», «Joyce», «Goethe», «Gentile» o «Montaigne». E non è stata tralasciata la geografia con le implicazioni politiche e religiose di una vita piuttosto movimentata: ecco le voci, per esempio, dedicate a «Oxford» e «Parigi»... In ordine alfabetico si trova il lessico della filosofia di Bruno (ad esempio «Acqua», «Etere», «Grembo», «Infinito»), né mancano le sue fonti: «Cicerone», «Erasmo», «Lucrezio» etc... All’edizione cartacea si aggiunge una pubblicazione digitale pensata per diverse piattaforme mobili che contiene contenuti aggiuntivi dedicati all’analisi di concetti chiave del pensiero rinascimentale.
Filippo della famiglia dei Bruni, nato nel 1548, assunse il nome di Giordano entrando a 17 anni nel convento di S. Domenico a Napoli. Sospettato di eresia, riparò a Roma nel 1576, di qui, deposto l’abito ecclesiastico, andò peregrinando in Europa, da Ginevra a Londra, Parigi. Nel 1591 accettò l’ospitalità di G. Mocenigo e andò a Venezia dove, denunciato come eretico dal suo ospite, fu arrestato dall’Inquisizione e processato. Si dichiarò disposto a fare ammenda, ma, trasferito all’Inquisizione di Roma, rifiutò di ritrattarsi, quindi come eretico fu condannato al rogo, che egli affrontò impavido a Roma in Campo de’ Fiori nel 1600.
«Bruno non è solo un filosofo, come Cartesio o lo stesso Spinoza» - spiega Michele Ciliberto – «giacché con la sua vita e la morte sul rogo è diventato una sorta di eroe popolare, specie a cominciare dalla seconda metà del XIX secolo».