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| Recensioni e discussioni



Erasmo da Rotterdam, Elogio della misericordia, «Il Sole 24 Ore», 3 luglio 2016



IL LIBRO
di Michele Ciliberto

Pasquale Terracciano ha curato per le Edizioni della Normale una nuova traduzione della De immensa Dei misericordia concio di Erasmo da Rotterdam, la prima in italiano moderno, dopo quelle fatte nel Cinquecento. Il testo – che Erasmo pubblicò nel 1524 mentre dava alle stampe anche il suo fondamentale testo sul libero arbitrio, criticato in modo aspro di lì a poco da Lutero – ebbe in effetti un notevole successo e venne subito tradotto in tedesco, inglese e francese ed anche in Italia ebbe una notevole circolazione. Lo dimostrano le tre traduzioni che vennero fatte nel giro di pochi anni: 1542, 1551 (ripresa nella raccolta di scritti di Erasmo pubblicata da Einaudi nel 2004 a cura di Cecilia Asso), 1554, fino a diventare “un capitolo cruciale della circolazione clandestina di Erasmo al di qua delle Alpi”, come ha mostrato Seidel Menchi.
Dio, afferma Erasmo, per bontà ha fatto il mondo, per bontà lo ha redento, attraverso la incarnazione e il sacrificio di Cristo, e restaurare la condizione dell'uomo “è stata opera più mirabile che crearlo”. Né ha alcun senso contrapporre il Dio del Vecchio Testamento, che sarebbe stato solamente giusto e non anche buono, al Dio del Nuovo Testamento che “sarebbe solo buono, e non egualmente giusto”, come fanno i manichei: “è uno stesso Dio per entrambe le leggi, la stessa verità, la stessa misericordia per Gesù Cristo nostro Signore”.
In queste pagine, con uno stile assai piano e scorrevole, e procedendo secondo il genere letterario della predica, Erasmo affronta problemi cruciali: chiarisce in cosa consista l' empietà; distingue tra infinita misericordia di Dio e sapienza dei filosofi; si chiede se esista effettivamente l'Inferno, citando, pur senza nominarlo in modo esplicito, Origene; prende posizione contro chi confida nelle buone opere per salvarsi, ignorando la misericordia di Dio; ribadisce la differenza essenziale fra comportamenti umani e amore divino, assumendo spregiudicatamente come pietra di paragone l'adulterio. Qui abbiamo pensato di dargli direttamente la parola.



1 . CHI SONO GLI EMPI

Certamente vi è minor peccato nell’uomo che non crede esservi Dio, che in chi lo crede crudele e volubile: così sono meno empi coloro che negano apertamente l’esistenza di Dio, piuttosto che chi lo crede inesorabile, spogliandolo di quella misericordia senza la quale i re non son più re, ma tiranni. E colui che, abbandonata la speranza del perdono, si getta nel baratro della disperazione, costui non solo non crede che Dio sia onnipotente, pensando che vi sia qualche peccato che egli non possa perdonare, ma lo considera anche mendace.

2. SAN FRANCESCO E SOCRATE: MISERICORDIA E FILOSOFIA

[…] Riconosci la misericordia di Dio: questo saresti stato, se la misericordia non ti avesse protetto. Quando un fisiognomico disse di Socrate che era un uomo dissoluto, avido e di libidine senza freni, gli scolari, che conoscevano l’incredibile temperanza dell’uomo, in parte irridevano l’uomo, in parte si indignavano; ma Socrate li rimproverò e celebrò quell’uomo che aveva divinato la cosa: «Io ero tutte queste cose, se la filosofia non mi avesse insegnato la temperanza».
Con maggior ragione, ciò che Socrate attribuisce alla filosofia, quell’ottimo uomo di Francesco attribuisce alla misericordia. Poiché infatti un giorno un suo compagno, su sua richiesta, gli rinfacciò tutto ciò che si può dire a un uomo pieno di peccati, chiamandolo sacrilego, parricida, impostore, stupratore, stregone, egli pazientemente sopportò e deplorò se stesso. Più tardi il suo compagno gli chiese perché lo avesse costretto a dire quelle bugie a un innocente, nessuna delle quali gli corrispondeva: «Non hai mentito in nulla» disse «tutto queste cose io ero, e anche molto altro, se la misericordia di Dio non mi avesse salvaguardato da questi mali».

3. ESISTE L’INFERNO?

[…] Tutto quelle che le anime dei dannati patiscono all’inferno è minore di quello che meriterebbero. Né è mancato chi attribuiva tanto alla misericordia divina, da credere che anche gli empi demoni e gli uomini dannati sarebbero stati accolti nella grazia, dopo lunghi cicli di secoli. Questa opinione, quantunque sia stata sostenuta da un grande autore, è nondimeno rifiutata dai Padri ortodossi; noi la riportiamo solo per mostrare quale magnifica stima avessero della misericordia divina uomini eruditissimi, che giorno e notte si esercitavano nelle Sacre Scritture.

4. CON LUTERO, CONTRO LE INDULGENZE

[…] Perché qui non vi è cosa alcuna che si possa ascrivere ai tuoi meriti, glorifica la misericordia di Dio, adora la misericordia di Dio, loda la misericordia di Dio. Che se qualcuno cercherà di rivendicarne a sé anche una porzione in qualche modo, Paolo, che attribuisce tutte queste cose alla grazia di Dio, lo rimprovererà immediatamente[...]. Se Paolo ha detto il vero, dove sono questi impudenti, che vendono a tutti le loro buone opere, come se gliene avanzassero così tante in casa, da poter arricchire gli altri? Miserabili sono coloro che vendono in tal modo i loro benefici, maledetti coloro che confidano nelle opere degli uomini.

5. PERDONO UMANO, AMORE DI DIO

[…] Se un re avesse ordinato leggi severe contro un omicida, e avesse per una volta perdonato l’omicidio, forse verrebbe considerato clemente. Ma se, tornato questi a compiere lo stesso crimine, glielo condonasse dieci volte o più, non griderebbero tutti che è troppa la clemenza del re, tanto che indebolisce la forza della legge e invita i malvagi a peccare impunemente? […] Ancora, se un marito, trovata una volta la moglie in adulterio, l’accogliesse perdonandola, non vi è dubbio che tutti si meraviglierebbero di trovare un marito così gentile, che si è degnato di riaccogliere una tale donna nel suo letto.
Ma se lo stesso la accogliesse ancora, una volta che la moglie avesse nuovamente rotto il patto del matrimonio unendosi ora a questo ora a un altro adultero, non lo direbbero tutti o eminentemente pazzo o ruffiano della moglie? Ma Dio che è nostro Re, nostro Padre, nostro Signore e nostro Sposo non esclude alcun tipo di peccato, non fissa un numero di volte in cui si pecca, e ogni volta che ci ravvediamo ci rimette la pena che la sua eterna legge ci ha comminato: ci riprende nella sua famiglia, ci accoglie nel letto della sua carità, e non solo ci accoglie, ma dimentica anche tutti i nostri errori[…] Il marito che forse per una lieve colpa o per un piccolo motivo ha cacciato la moglie, non la riprenderà indietro se dopo la separazione lei si è unita con un altro uomo. L’amore di un marito non può sopportare infatti la relazione con un altro uomo. Ma Dio non rifiuta questa sposa, per la quale è morto e che ha purificato con il suo sangue, quando ritorna, dopo averlo fuggito così tante volte e prostituito con i suoi spiriti immondi. E non vi è meraviglia se colui che ha verso di noi un sovrabbondante amore, abbia una sovrabbondante misericordia.