Cerca

Newsletter
Iscriviti alla nostra newsletter se vuoi ricevere le ultime notizie riguardanti le attività dell' Istituto [Iscriviti]

Album

| Recensioni e discussioni



Massimo Firpo, 'Monumenti' di carta a Bruno, «Il Sole 24 Ore», 15 febbraio 2015



«Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nel subirla» aveva detto ai suoi giudici Giordano Bruno dopo averne ascoltato la lettura l'8 febbraio 1600, proprio all'aprirsi di un nuovo secolo. In virtù di essa dieci giorni dopo egli fu condotto a Campo dei Fiori con la bocca chiusa dalla mordacchia perché non potesse più dire nulla, denudato e arso vivo sul rogo. Un monumento di clamorosa ispirazione massonica inaugurato nella piazza romana il 9 giugno 1889 dal sindaco di Roma Ernesto Nathan, con l'approvazione dell'allora presidente del Consiglio dei ministri Francesco Crispi, destò l'indignazione del Vaticano, dove papa Leone XIII volle trascorrere l'intera giornata in preghiera. «A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse», recita la lapide sottostante, che celebra il frate nolano come martire del libero pensiero, simbolo dell'oppressione clericale, precursore di verità troppo profonde e rivoluzionarie per i tempi in cui gli accadde di vivere, cercando di farne partecipe l'Europa tutta, dall'Inghilterra della grande Elisabetta alla Praga di Rodolfo II d'Asburgo, da Tolosa a Venezia, dalla Svizzera calvinista alla Germania luterana, sempre lasciando dietro di sé una scia di libri provocatorii, di intuizioni geniali, di idee eversive, di aspre polemiche, di sospetti e di accuse.
Molto, moltissimo si è scritto di Bruno negli ultimi decenni, scavando sempre più in profondità e in molteplici direzioni nel magma incandescente della sua vita, della sua cultura, del suo pensiero, dei suoi scritti, e presentandolo anche in prospettive alquanto diverse: come potente filosofo dell'infinito, della pluralità dei mondi e dell'inesauribile creatività e vitalità della natura, o come mago ermetico e maestro di mnemotecnica e ars combinatoria, o ancora come vittima della sua tenace difesa della libertas philosophandi. Per orientarsi nel labirinto storico e storiografico dell'opera bruniana è oggi disponibile questa poderosa opera di sintesi in tre volumi, di cui uno di indici e apparati, strutturata come una sorta di enciclopedia che in circa 1.200 lemmi e oltre 2.000 fitte pagine su due colonne offre uno strumento prezioso per conoscere, comprendere, approfondire dottrine, parole, immagini, idee, concetti, uomini e luoghi in qualche modo collegati a Bruno, e solo in quanto a lui più o meno strettamente riferibili. Basti qualche esempio tratto dalla sola lettera A, limitandomi ad alcune parole di uso poco comune: Abstrahere, Acrotismus, Adiectum, Agglutinare, Anima mundi, Annihilazione, Apparenza, Appiscentia, Appulso, Ars deformationum, Ars memoriae, Ascenso, Asinità e Asino, auriculatus, auritus e via dicendo. A ciò si aggiungano i nomi di personaggi come Valens Acidalius, Agrippa di Nettesheim, Petrus Albinus (e cioè Peter van Weisse, professore di poesia a Wittenberg), di antichi filosofi greci come Anassimene e Anassimandro, o arabi come Al Gazali, Averroè, Avicebron e Avicenna, di letterati antichi e moderni come Apuleio, Pietro Aretino e Ludovico Ariosto, di figure mitologiche come Apollo o Atteone, di studiosi moderni come Romano Amerio o Giovanni Aquilecchia.
Non v'è dubbio che la prospettiva prevalente in queste pagine sia quella filosofica, tanto da includere in essa anche un grande giurista e pensatore politico come Jean Bodin o un filologo come Ludovico Castelvetro o un genio enciclopedico come Pierre Bayle. Ed è anzitutto il Bruno filosofo (com'è giusto che sia) a emergere da queste dense pagine, ma un filosofo talora inatteso, di cui si mette in evidenza anzitutto la potenza immaginativa, il vero e proprio pensare per immagini, la creatività intellettuale, il prodigioso sforzo di confrontarsi con tutta la cultura del passato e del presente. È di qui, del resto, che scaturisce la prospettiva unitaria e quindi la grande coerenza complessiva di questa enciclopedia bruniana, che si potrebbe dire "fatta in casa" (una casa molto attrezzata, a dire il vero, piena di risorse e ricca di porte e finestre), scaturito cioè dal lavoro collettivo di una scuola, quella di Michele Ciliberto fra l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento e la Scuola Normale Superiore di Pisa, in grado quindi di offrire un'interpretazione unitaria del pensiero bruniano e della sua contestualizzazione storica. Il che facilita l'orientarsi nel labirinto delle voci, abbassa fortemente il rischio di contraddizioni, agevola la comprensione dei problemi. In tal modo la frammentazione delle voci (ineliminabile da una enciclopedia) e la pluralità a volte divergente dei punti di vista sono compensate dalla coerenza complessiva della prospettiva ermeneutica.
Non entrerò nel merito del problema della modernità di Bruno e del Rinascimento sul quale Ciliberto si sofferma nell'Introduzione, perché sono d'accordo con lui nel ritenere sostanzialmente esaurita la prospettiva burkhardtiana o gentiliana del Rinascimento come nodale punto di svolta nella nascita del mondo moderno (anche se proprio allora fu coniata la parola moderno). Il che libera Bruno dal suo ruolo paradigmatico e simbolico di vittima dell'oscurantismo papale, la cui vita si chiude profeticamente con l'aprirsi di un nuovo secolo, e agevola il compito di storicizzarlo, di collocarlo nel suo tempo, di capire il senso delle sue peregrinazioni e delle sue polemiche, del suo coraggio e dei suoi «eroici furori», del suo straordinario sincretismo culturale, del suo febbrile scrutare tra «le ombre delle idee» alla ricerca della «causa, principio et uno» e dell'«infinito, universo et mondi». Titoli di alcuni suoi libri che rivelano la potenza intellettuale del filosofo nolano, nella cui opera talora oscura e visionaria quest'opera monumentale aiuta lettori e studiosi a orientarsi e capire.